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ATI: inibitori della tripsina e dell'amilasi del grano
Cosa sono gli inibitori della tripsina e dell'amilasi (ATI) presenti nel grano e quale ruolo potrebbero svolgere nella sensibilità al glutine non celiaca attraverso il sistema immunitario innato.
Cosa sono gli inibitori della tripsina e dell'amilasi (ATI) e come agiscono nell'organismo
Gli inibitori della tripsina e dell'amilasi, noti con l'acronimo inglese ATI (amylase-trypsin inhibitors), sono proteine presenti in alcuni cereali, in particolare nel grano.
Negli ultimi anni, queste proteine hanno suscitato crescente interesse per il loro possibile ruolo nella sensibilità al glutine non celiaca. Sebbene tradizionalmente gran parte dei sintomi associati al consumo di grano sia stata attribuita al glutine, oggi sappiamo che anche altri componenti del cereale, come gli ATI, potrebbero contribuire all'attivazione di alcuni meccanismi infiammatori.
Tuttavia, il loro ruolo esatto non è ancora del tutto chiaro; pertanto, è importante interpretare con cautela le evidenze disponibili.
Cosa sono gli ATI (inibitori della tripsina e dell’amilasi)
Gli ATI sono una famiglia di proteine a basso peso molecolare presenti in cereali come il frumento, l'orzo e la segale.
Nel grano, il glutine rappresenta la maggior parte della frazione proteica, mentre gli ATI costituiscono una quota molto più ridotta. Tuttavia, la loro rilevanza non dipende tanto dalla quantità quanto dalla loro attività biologica.
Queste proteine si accumulano soprattutto nell'endosperma del cereale e sono particolarmente resistenti alla digestione. Questa resistenza permette loro di raggiungere l'intestino conservando almeno in parte la propria attività biologica.
Funzioni degli ATI nei cereali
Nei cereali, gli inibitori della tripsina e dell’amilasi (ATI) non sono presenti per caso. Svolgono diverse funzioni importanti per la pianta stessa:
Sensibilità al glutine non celiaca: una diagnosi per esclusione
La sensibilità al glutine non celiaca rimane un quadro clinico complesso e non è ancora stata completamente definita.
A differenza della celiachia o dell’allergia al grano, attualmente non esistono biomarcatori specifici che consentano di diagnosticarla direttamente. Pertanto, la diagnosi viene formulata dopo aver escluso altri disturbi correlati al grano o al glutine.
Negli ultimi anni, alcuni autori hanno proposto di parlare anche di sensibilità al grano non celiaca, poiché i sintomi potrebbero non essere dovuti solo al glutine, ma anche ad altri componenti del grano, come i fruttani o gli inibitori della tripsina e dell’amilasi (ATI).

Il ruolo degli ATI nella sensibilità al glutine non celiaca
Gli ATI sono stati indicati come una delle possibili componenti del grano coinvolte nella sensibilità al glutine non celiaca. A differenza di quanto accade nella celiachia, in cui intervengono meccanismi immunologici ben caratterizzati e una risposta adattativa nei confronti del glutine, nella sensibilità al glutine non celiaca sembra avere maggiore peso l’attivazione dell’immunità innata.
Immunità innata e recettori di tipo Toll (TLR)
L’immunità innata costituisce la prima linea di difesa dell’organismo contro gli agenti esterni.
All’interno di questo sistema, i recettori di tipo Toll, noti come TLR, partecipano al riconoscimento di determinati segnali e all’attivazione delle risposte infiammatorie. Alcuni studi sperimentali hanno suggerito che gli ATI del grano possano attivare l’immunità innata attraverso questi recettori, in particolare il TLR4. Tale attivazione favorirebbe la produzione di mediatori proinfiammatori e potrebbe contribuire alla comparsa di sintomi nelle persone sensibili.
Tuttavia, è importante sottolineare che gran parte di queste evidenze proviene da studi in vitro o su modelli animali. Pertanto, sebbene il meccanismo risulti plausibile, sono ancora necessari ulteriori studi clinici sull’uomo per definirne con precisione la rilevanza.
Conclusione: cosa sappiamo oggi sugli ATI e cosa resta da approfondire
In sintesi, gli ATI sono proteine presenti nel grano e in altri cereali affini che, in studi sperimentali, hanno dimostrato la capacità di attivare meccanismi di immunità innata.
Per questo motivo, sono considerate possibili fattori coinvolti nei sintomi attribuiti alla sensibilità al glutine non celiaca o, più in generale, alla sensibilità al grano non celiaca.
Tuttavia, le prove disponibili non consentono ancora di affermare che gli ATI siano gli unici responsabili di questi sintomi. È probabile che in questo quadro intervengano diversi componenti del grano e meccanismi diversi, inclusi altri elementi come i fruttani e i fattori individuali del paziente.
Pertanto, il ruolo degli ATI deve essere inteso come una linea di ricerca rilevante, ma ancora aperta.
Domande frequenti
Autore
Dottore in Scienze e Tecnologie Alimentari
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Fonti
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