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I piedini di un neonato, un biberon e delle spighe di grano

Glutine nei neonati: le raccomandazioni ESPGHAN 2024

Cosa dice l'ESPGHAN 2024 sull'allattamento al seno, sul momento e sulla quantità di introduzione del glutine nei neonati e sul loro rapporto con il rischio di celiachia


Alimentazione precoce e celiachia: cosa raccomanda l'ESPGHAN sull'introduzione del glutine nei neonati

Quando introdurre il glutine nell'alimentazione del neonato? L'allattamento al seno può ridurre il rischio di sviluppare la celiachia? La quantità di glutine consumata nei primi anni di vita influisce sul rischio di malattia?

Queste domande rappresentano da anni un importante campo di ricerca, soprattutto nei bambini con predisposizione genetica alla celiachia.

Nel 2024, il Gruppo di Interesse Speciale sulla Celiachia (SIG-CD) della Società Europea di Gastroenterologia, Epatologia e Nutrizione Pediatrica (ESPGHAN) ha pubblicato un aggiornamento del proprio documento di posizione dedicato al rapporto tra alimentazione precoce e rischio di celiachia.

Le conclusioni del documento contribuiscono a chiarire quanto oggi è noto sul ruolo dell'allattamento al seno, sul momento di introduzione del glutine e sulla quantità consumata durante i primi anni di vita.

Documento di posizione ESPGHAN 2024: cosa cambia rispetto al 2016

Il documento ESPGHAN pubblicato nel 2024 rivaluta le raccomandazioni formulate nel 2016 alla luce delle nuove evidenze scientifiche disponibili.

Nonostante l'accumularsi di nuovi studi negli ultimi anni, le conclusioni principali rimangono sostanzialmente invariate.

Il gruppo di lavoro ha analizzato diversi aspetti dell'alimentazione precoce potenzialmente associati al rischio di sviluppare la celiachia:

  • Allattamento al seno.
  • Momento di introduzione del glutine.
  • Quantità di glutine consumata.
  • Tipologia degli alimenti contenenti glutine.
  • Predisposizione genetica.

Una delle conclusioni più importanti del documento è che, sulla base delle evidenze attualmente disponibili, non è stata identificata alcuna strategia alimentare precoce in grado di prevenire lo sviluppo della celiachia.

Questo dato è particolarmente rilevante per i bambini con familiari affetti da celiachia o portatori di varianti HLA associate a un rischio aumentato, poiché per anni si è ipotizzato che specifiche modalità di alimentazione infantile potessero modificare la probabilità di sviluppare la malattia.

Alla luce delle conoscenze attuali, il documento non individua evidenze sufficienti per formulare raccomandazioni differenti sull'introduzione o sul consumo di glutine in base ai diversi profili genetici HLA.

Un bambino con occhi azzurri allatta, tenuto da un genitore in un ambiente intimo e illuminato delicatamente

Allattamento al seno e rischio di celiachia

L'allattamento al seno offre numerosi benefici per la salute del lattante e della madre. Tuttavia, le evidenze disponibili non dimostrano che riduca il rischio di sviluppare la celiachia. Secondo il documento ESPGHAN:

  • l'allattamento al seno, rispetto alla sua assenza, non ha dimostrato un effetto protettivo nei confronti della celiachia;
  • il mantenimento dell'allattamento esclusivo fino ai 6 mesi non riduce il rischio rispetto a una durata inferiore;
  • l'introduzione del glutine durante l'allattamento al seno non sembra conferire alcun beneficio specifico in termini di prevenzione della malattia.

Di conseguenza, non è raccomandato modificare le pratiche di allattamento con l'obiettivo specifico di prevenire la celiachia, indipendentemente dalla presenza o meno di una predisposizione genetica nota.

Quando introdurre il glutine nella dieta del neonato?

Un altro tema centrale affrontato dal documento riguarda il momento ottimale per l'introduzione del glutine.

Secondo le raccomandazioni ESPGHAN, il glutine può essere introdotto tra il compimento del quarto mese di vita (17 settimane) e i 12 mesi di età, nell'ambito di un'alimentazione complementare appropriata. Le evidenze disponibili indicano che il momento scelto all'interno di questo intervallo non modifica il rischio cumulativo di sviluppare: • autoimmunità correlata alla celiachia; • celiachia durante l'infanzia.

In altre parole, posticipare l'introduzione del glutine all'interno di questa finestra temporale non ha dimostrato di prevenire la malattia.

Esiste tuttavia una precisazione importante. Alcuni studi suggeriscono che un'introduzione più precoce potrebbe essere associata a una comparsa anticipata della sieroconversione o della diagnosi di celiachia. Questo potrebbe influenzare il momento in cui la malattia si manifesta, ma non sembra modificare il rischio complessivo di svilupparla.

Esiste un alimento contenente glutine da preferire?

Il documento ESPGHAN ha analizzato anche l'eventuale ruolo della tipologia di alimento utilizzato per introdurre il glutine.

Ad oggi, le evidenze disponibili non dimostrano che una fonte di glutine sia preferibile rispetto a un'altra ai fini della prevenzione della celiachia.

Pertanto, non è possibile formulare raccomandazioni specifiche sul tipo di alimento contenente glutine da utilizzare nelle prime fasi dell'alimentazione complementare.

Quantità di glutine durante lo svezzamento e nei primi anni di vita

Oltre al momento dell'introduzione, numerosi studi hanno analizzato la possibile relazione tra quantità di glutine consumata e rischio di celiachia.

Alcuni studi osservazionali e studi caso-controllo condotti su bambini geneticamente predisposti hanno evidenziato un'associazione tra un maggior consumo di glutine durante lo svezzamento e nei primi anni di vita e un aumento del rischio di sviluppare sia l'autoimmunità associata alla celiachia sia la malattia conclamata. Questa associazione è stata osservata soprattutto nei primi 2-3 anni di vita e, in alcuni studi, fino ai 5 anni.

Bambino felice con un grande sorriso che tiene un cucchiaio e una ciotola gialla, in un ambiente luminoso

Tuttavia, questi risultati non consentono di identificare una quantità specifica di glutine che possa essere considerata ottimale o sicura.

Le quantità analizzate nei vari studi risultano molto eterogenee a causa delle differenze nelle abitudini alimentari dei diversi Paesi e dei differenti metodi utilizzati per valutare il consumo alimentare.

Per questo motivo, il documento conclude che attualmente non è possibile raccomandare una quantità specifica di glutine, né durante lo svezzamento né nei primi anni di vita.

Questa conclusione vale sia per i bambini con rischio genetico sconosciuto sia per quelli con predisposizione nota allo sviluppo della celiachia. Allo stesso modo, non esistono prove sufficienti per raccomandare una restrizione preventiva del glutine nei bambini sani.

Cosa significa nella pratica clinica?

L'aggiornamento ESPGHAN 2024 rafforza un concetto fondamentale: nonostante i progressi della ricerca, non esiste attualmente una modalità di introduzione del glutine che abbia dimostrato di prevenire la celiachia.

Dall'analisi delle evidenze emergono alcuni punti chiave per la pratica clinica:

  1. L'allattamento al seno non ha dimostrato di ridurre il rischio di celiachia.
  2. Continuare ad allattare durante l'introduzione del glutine non fornisce una protezione specifica nei confronti della malattia.
  3. Il glutine può essere introdotto in qualsiasi momento tra le 17 settimane e i 12 mesi di vita.
  4. Il momento dell'introduzione non modifica il rischio cumulativo di sviluppare la celiachia.
  5. Un elevato consumo di glutine nei primi anni di vita è stato associato a un rischio maggiore negli studi osservazionali, ma non sono state identificate soglie sicure o quantità ottimali.
  6. Non è possibile raccomandare una quantità specifica di glutine per prevenire la malattia.
  7. Non esistono evidenze sufficienti per preferire uno specifico alimento contenente glutine rispetto a un altro.
  8. Non vi sono prove che giustifichino raccomandazioni differenti in base al profilo genetico HLA.

Conclusioni

Le attuali raccomandazioni ESPGHAN indicano che il glutine può essere introdotto durante l'alimentazione complementare tra il quarto e il dodicesimo mese di vita, senza che il momento dell'introduzione influenzi il rischio complessivo di sviluppare la celiachia.

Allo stesso modo, né l'allattamento al seno né l'introduzione del glutine durante l'allattamento hanno dimostrato un effetto preventivo nei confronti della malattia. Sebbene alcuni studi suggeriscano un possibile ruolo della quantità di glutine consumata nei primi anni di vita, le evidenze disponibili non consentono ancora di definire quantità ottimali o soglie di sicurezza.

Pertanto, allo stato attuale delle conoscenze, le modalità di introduzione del glutine non devono essere considerate una strategia efficace per la prevenzione della celiachia. La ricerca continua, soprattutto per comprendere meglio il possibile ruolo della dose di glutine e dell'interazione con la predisposizione genetica.

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Fonti

Szajewska H, Shamir R, Auricchio R, Chmielewska A, Dolinsek J, Kivelä L, et al. Early diet and the risk of coeliac disease. An update 2024 position paper by the ESPGHAN special interest group on coeliac disease. Journal of Pediatric Gastroenterology and Nutrition. 2024;79(2):438-445. DOI: 10.1002/jpn3.12280.

Autore Dr. Schär Institute