
Relazione annuale al parlamento 2026 sulla celiachia: dati epidemiologici e screening pediatrico
Relazione annuale celiachia 2026: 279.512 casi in Italia, dati per regione e sesso e risultati dello screening D1ceScreen. Scopri di più.
Relazione annuale al parlamento 2026 sulla celiachia: dati epidemiologici e screening pediatrico
La Relazione Annuale al Parlamento sulla Celiachia, pubblicata dal Ministero della Salute nel dicembre 2025 con dati aggiornati al 31 dicembre 2024, restituisce una fotografia aggiornata e articolata della celiachia nel nostro Paese (1). Accanto ai consueti dati di prevalenza e distribuzione delle diagnosi, questa edizione presenta per la prima volta i risultati del progetto pilota D1ceScreen, lo studio coordinato dall'Istituto Superiore di Sanità (ISS) che ha valutato la fattibilità di un programma nazionale di screening pediatrico per la celiachia e il diabete di tipo 1.
In questo articolo riportiamo i principali dati epidemiologici del 2024, la distribuzione geografica e di genere delle diagnosi in Italia e i risultati chiave dello studio D1ceScreen, con le implicazioni per la pratica clinica e per le future politiche sanitarie.
Nuovi dati epidemiologici: quasi 280 mila casi di celiachia in Italia
Al 31 dicembre 2024, in Italia risultano affetti da celiachia 279.512 soggetti, con un saldo annuale di 14.410 nuove diagnosi registrate nel corso dell'anno. Si tratta di un dato in crescita costante rispetto agli anni precedenti (figura1). Complessivamente, considerando il quadriennio 2021-2024, la media annuale di nuovi casi si attesta a 11.591 (1).
Un dato epidemiologico particolarmente significativo riguarda il confronto con il periodo pre-pandemico: per il secondo anno consecutivo il numero di diagnosi registrate ha superato quello del 2019 (figura 1), segno che i pazienti sono tornati ad accedere ai presidi sanitari per la diagnosi di celiachia con la stessa frequenza registrata prima dell’emergenza da COVID-191. Durante la pandemia, l'accesso alle strutture sanitarie per patologie croniche non urgenti aveva subito un rallentamento che si era riflesso negativamente sul ritmo delle nuove diagnosi di celiachia.

Figura 1. Distribuzione delle diagnosi di celiachia in Italia dal 2019 al 2024. Saldo corrispondente al numero di soggetti registrati il 31 dicembre dell'anno meno il dato registrato il 1° gennaio del medesimo anno.
Distribuzione regionale e prevalenza nella popolazione maschile e femminile
La distribuzione delle diagnosi sul territorio nazionale mostra una netta concentrazione nelle regioni del Nord e del Centro-Sud più popolose. La Lombardia si conferma la regione con il maggior numero assoluto di celiaci (52.013), seguita da Lazio (27.883) e Campania (24.470) (1). Le regioni che registrano la prevalenza più elevata sono:
- Valle D’Aosta (0,59%).
- Toscana (0,58%).
- Umbria (0,54%).
Sul fronte della distribuzione per sesso, il dato del 2024 conferma una prevalenza femminile nettamente superiore: a livello nazionale, su 279.512 celiaci, 194.274 sono donne e 85.238 sono uomini, con un rapporto F:M pari a 2:1 nella quasi totalità delle regioni. Fanno eccezione Calabria, Molise e Sardegna, dove il divario si accentua ulteriormente, raggiungendo un rapporto di 3:1 (1). Questo dato è coerente con la letteratura scientifica internazionale, che riconosce nella celiachia una patologia con predisposizione femminile.
Il progetto pilota D1ceScreen: verso lo screening pediatrico nazionale
Uno degli elementi di maggiore interesse della Relazione 2024 è la descrizione dei risultati del progetto pilota D1ceScreen, coordinato dall'ISS. L'obiettivo è valutare la sostenibilità organizzativa, l'accettabilità da parte delle famiglie e l'efficacia di uno screening precoce per la celiachia e il diabete di tipo 1 in età pediatrica, due patologie che possono coesistere nello stesso individuo fino all'8% dei casi, suggerendo una base immunogenetica comune.
Lo studio pilota si è svolto in quattro regioni italiane selezionate per rappresentatività demografica ed epidemiologica: Lombardia, Campania, Marche e Sardegna. Sono stati arruolati complessivamente 5.535 bambini di 2, 6 e 10 anni di età di cui 2.798 maschi (50,6%) e 2.737 femmine (49,4%) (1).
Per la celiachia, il dosaggio degli anticorpi anti-transglutaminasi IgA (TGA-IgA) ha evidenziato che il 2,8% dei bambini (139 su 4.948 campioni analizzabili) è risultato positivo, mentre un ulteriore 1,1% ha mostrato valori borderline. Complessivamente, il 3,9% dei bambini esaminati ha presentato un risultato potenzialmente indicativo di celiachia. In coerenza con i dati della letteratura internazionale, la prevalenza è risultata maggiore nella popolazione femminile: il 59,8% delle positività ha riguardato le bambine, contro il 40,2% dei bambini (1). Stratificando per fascia d'età:
- 2 anni: 36,1% dei soggetti positivi
- 6 anni: 30,6% dei soggetti positivi
- 10 anni: 33,3% dei soggetti positivi
L'analisi genetica condotta mediante PCR real-time ha rilevato che il 44% dei bambini è geneticamente predisposto allo sviluppo della celiachia (positività agli alleli HLA-DQ2 e DQ8), con una percentuale particolarmente elevata in Sardegna (57%). Tra le quattro regioni, Lombardia e Sardegna sono risultate essere le regioni con i valori più alti sia per prevalenza sierologica sia per predisposizione genetica (1).
I risultati del progetto D1ceScreen si inseriscono in un contesto clinico in evoluzione, in cui la diagnosi di celiachia punta a essere sempre più precoce, rapida e meno invasiva. In questa direzione si collocano anche le recenti linee guida della European Society for the Study of Coeliac Disease (ESsCD) (ne abbiamo parlato qui) (2).
Etichettatura degli alimenti e celiachia: la PAL e le future norme europee
Diagnosi precoce e screening sistematico sono elementi fondamentali, ma servono passi avanti anche nel post-diagnosi: la gestione quotidiana della celiachia dipende infatti in larga misura dalla chiarezza delle informazioni sugli alimenti. La parte due delle linee guida ESsCD 2025 sottolinea che una dieta priva di glutine equilibrata deve basarsi su alimenti naturalmente gluten-free, tenendo conto del rischio di contaminazione, in particolare nei prodotti a base di cereali, e prestando attenzione costante alla lettura delle etichette (3).
Un nodo ancora irrisolto riguarda la Precautionary Allergen Labelling (PAL), ovvero le diciture che segnalano la possibile presenza accidentale di tracce di glutine. Al momento non esiste alcuna normativa europea che obblighi le aziende alimentari a riportare queste indicazioni: l'apposizione della PAL è su base volontaria, con il risultato che la sua presenza non garantisce uniformità informativa e, specularmente, la sua assenza non equivale a una garanzia di sicurezza per il consumatore celiaco.
Proprio per colmare questo vuoto normativo, la Commissione Europea sta lavorando a un'iniziativa volta a stabilire requisiti specifici per le informazioni volontarie sulla presenza involontaria di allergeni negli alimenti (4). L'obiettivo è che un uso armonizzato della PAL nell’Unione Europea fornisca:
- informazioni chiare e coerenti;
- eviti restrizioni non necessarie nella scelta dei prodotti;
- garantisca condizioni di parità tra le imprese alimentari nel mercato unico.
Il traguardo dichiarato è la pubblicazione di un regolamento attuativo entro la fine del 2027.
Conclusioni
I dati della Relazione 2024 confermano che la celiachia in Italia è in costante crescita, con oltre 279.000 diagnosi accertate e un ritmo di nuovi casi che ha ormai superato i livelli pre-COVID. La distribuzione geografica e la prevalenza femminile rimangono elementi stabili del quadro epidemiologico nazionale, con differenze regionali che riflettono sia l'accessibilità ai servizi di diagnostica sia fattori genetici e ambientali.
Il dato più innovativo di questa edizione è tuttavia rappresentato dal progetto D1ceScreen: i risultati del progetto pilota dimostrano che uno screening pediatrico sistematico per la celiachia è realizzabile su larga scala, grazie all’elevata adesione da parte delle famiglie e capacità di identificare bambini a rischio già a 2 anni di età. Per il clinico, il messaggio è chiaro: intercettare la malattia precocemente significa prevenire le complicanze a lungo termine e migliorare concretamente la qualità di vita dei pazienti.
Il passo successivo, l'estensione dello screening a livello nazionale e la strutturazione di percorsi diagnostici rapidi di conferma, rappresenta ora la priorità su cui il nuovo Osservatorio Nazionale dovrà concentrarsi.
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Per saperne di piùFonti
- Ministero della Salute. (2026). Relazione annuale al Parlamento sulla celiachia. Anno 2024.
- Al-Toma A, Zingone F, Branchi F, et al. European Society for the Study of Coeliac Disease 2025 Updated Guidelines on the Diagnosis and Management of Coeliac Disease in Adults. Part 1: Diagnostic Approach. United European Gastroenterol J. 2025;13(10):1855-1886.
- Al-Toma A, Branchi F, Zingone F, et al. European Society for the Study of Coeliac Disease (ESsCD) 2025 Updated Guidelines on the Diagnosis and Management of Coeliac Disease in Adults. Part 2: Management, Follow-Up, and Complex Disease Courses. United European Gastroenterol J. 2026;14(2):e70195.
- Commissione europea. Etichettatura dei prodotti alimentari - fornitura volontaria di un'etichettatura precauzionale degli allergeni (PAL). Sito web della Commissione europea. Accessed April 28, 2026. https://ec.europa.eu/info/law/better-regulation/have-your-say/initiatives/16653-Etichettatura-dei-prodotti-alimentari-fornitura-volontaria-di-unetichettatura-precauzionale-degli-allergeni-PAL-_it
